È difficile stabilire il momento in cui da quella incombente massa di termini nuovi se ne stacca uno che cessa di essere unostilità e diventa normale dotazione del vocabolario personale. Forse non esiste proprio, quel momento.
Sta di fatto che è frequentissimo, ormai, sentire il pescivendolo che dice a sua moglie: Fammi una demo sulle triglie per fare una info per il grossista che mi ha chiesto una memo
Naturalmente la lingua regina in questo campo è linglese e anche lì abbiamo tutti acquisito moltissimo.
Penso con speciale tenerezza a quando sbirciando gli appunti sindacali di Montaldo o Priano ci trovavo scritto Nouau o Fartain (evidente il riferimento a riunioni sulle politiche industriali o sullorario).
Fra i termini a tuttoggi non del tutto acquisiti (e non credo solo da me) ho notato Mobbing. Il saperne poco mi inquieta sempre ma in questo caso è proprio il poco che ne so a spaventarmi. Probabilmente mi lascio suggestionare dalle ombre cinesi o forse è stato un errore cercare sul dizionarietto che mi regalò nel 60 un anziano cameriere che navigava per lAustralia col Lloyd Triestino: Mob risulta un sostantivo che significa folla, plebe, canaglia; come verbo fa maltrattare.
Per fortuna ho trovato sulla stampa (Repubblica del 26/05/1999, Esperienza n. 6/99, ecc.) notizie più attuali. Ma affatto tranquillizzanti
Tratterebbesi di un comportamento emarginatorio (pesante o sottile, a seconda delle scuole) ai danni di qualcuno da parte del principale o del capo o di qualche gruppetto rampante. Molestie morali, insomma.
Ora io dico una cosa: se è un fenomeno così diffuso ed evidente come dicono avrei dovuto notarlo anchio nelle vicende e negli ambienti quotidiani del lavoro. Avrei dovuto osservare che il mio capo, che è un dirigente giovane, dinamico, moderno, formato a tener sempre nel massimo conto il sociale, lo psicologico, lorganizzativo, pacifista tanto convinto quanto discreto (tantè vero che ai sit-in alla mostra navale non lho mai notato) si lascia andare a preferenze e a grossolanità stilistiche.
Dovrei anche notare che il suo luogotenente (ogni capo ce lha, comè naturale), uomo proveniente dalla gavetta, grande conoscitore della truppa per averne fatto parte e per la cui dignità ed emancipazione non ha ancora finito di spendersi, si crogiola nel piacere per il raggiungimento dei gradi e di colpo gli vengono meno gli slanci solidaristici.
Analogo il discorso per il cad manager, per il normalizzatore leader, per il progettista senior e per tutti gli altri dello staff locomotiva.
Il mobbing è proprio il contrario di queste personalità; è disconoscere il valore dellaltro, è approffittare delle novità normative e metodologiche per metterlo in difficoltà, è ignorarne la presenza, è non provvedere ai suoi bisogni logistici, elementari, è ridurre i posti a tavola, è abdicare al ruolo di garanti dello standard di civiltà dellambiente, è asseragliarsi nella torre davorio di qualche gergo, è credere alla rottamazione umana.
Oltrettutto si presterebbero, essi, ad anteporre meschini interessi personali o di clan dominante allinteresse dellazienda che consiste, soprattutto, nel valorizzare al massimo del possibile ogni risorsa, a cominciare da quelle umane?
La mia personale conclusione su questa faccenda è semplice e secca: il mobbing non esiste. È soltanto uninvenzione di giornalisti alla ricerca di argomenti nuovi per muovere le acque della polemica di costume e di psico/sociologi bramosi di spazio nei convegni su tanti altri (veri) problemi del lavoro. O, più banalmente, di quei Cipputi, Fantozzi e Bean sempre in cerca di un motivo per piagnucolare.
Mi si potrebbe dire, poi, che in America la cosa ha una sua forte appariscenza
Beh, daccordo: là sono in tutto più avanti
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